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La raccolta delle olive in Toscana: quando l’autunno profuma di olio fresco

La raccolta delle olive in Toscana: quando l’autunno profuma di olio fresco

A novembre qualcosa cambia in Toscana. I flussi turistici estivi si sono ormai da tempo diradati, la vendemmia è terminata, sulle colline splende una luce diversa – più profonda, dorata, quasi malinconica. Ma tra gli uliveti dai riflessi argentei sta accadendo qualcosa: si stendono le reti, si appoggiano le scale agli alberi, intere famiglie si riuniscono per un rituale che qui si pratica fin dall’antichità. La raccolta delle olive, «la raccolta delle olive», è iniziata.

Per i viaggiatori che desiderano scoprire la Toscana al di fuori della classica stagione estiva, questo è uno dei periodi più suggestivi in assoluto. Affittare una casa vacanze in questa stagione significa diventare parte di un ciclo secolare, invece di limitarsi a osservarlo dalla terrazza.

Più di un semplice alimento di base

In Toscana l’olio d’oliva è identità, artigianato e, per molte famiglie, un pezzo di storia vissuta. Gli alberi che oggi vengono raccolti spesso si trovano nello stesso posto da generazioni. Alcuni oliveti nei dintorni di Lucca o nel Chianti risalgono a piantagioni più antiche di qualsiasi casa di campagna della zona.

La raccolta avviene solitamente tra la fine di ottobre e la fine di novembre, a seconda della regione e del grado di maturazione desiderato. Per ottenere un olio dal sapore intenso e leggermente piccante, si raccoglie presto, quando le olive sono ancora verdi. Per un aroma più delicato, si aspetta che i frutti diventino scuri, quasi viola-neri. Questa domanda – quando esattamente raccogliere – tiene occupati i produttori ogni anno, e a nessun tavolo da pranzo in Toscana se ne parla a lungo in silenzio.

Dare una mano

Molti agriturismi e piccoli produttori aprono i loro oliveti ai visitatori durante il periodo della raccolta. A differenza delle grandi aziende industriali, qui si lavora ancora per lo più in modo tradizionale: si stendono reti sotto gli alberi, poi si passano i rami con speciali rastrelli o semplicemente con le mani, finché i frutti non cadono sulla rete. È un lavoro che richiede pazienza, ma sorprendentemente meditativo – un contrappunto alla routine quotidiana frenetica che molti viaggiatori del nord si portano dietro.

Con un po’ di fortuna, ci si reca subito dopo al frantoio, dove il risultato della mattinata viene spremuto nel giro di poche ore. Si chiama «Olio Nuovo»: di un verde intenso, con una nota piccante e pepata nel retrogusto, chiaramente distinguibile dalle annate più vecchie. Assaggiato su pane fresco e caldo di campagna, con nient’altro che sale grosso, si capisce subito perché queste poche settimane all’anno siano per molti toscani una piccola festa.

Nel frantoio

Il percorso dall’albero alla bottiglia avviene oggi per lo più tramite delicati processi di spremitura a freddo. Le olive vengono lavate, macinate in un frantoio fino a formare una pasta, poi separate tramite centrifugazione in olio, acqua e sansa. La velocità è fondamentale: idealmente non dovrebbero trascorrere più di 24 ore tra la raccolta e la spremitura, altrimenti inizia l’ossidazione.

In molti frantoi più piccoli è possibile osservare l’intero processo, spesso separati dalla sala di spremitura solo da una lastra di vetro. Il profumo intenso, quasi vegetale, che si diffonde in quel luogo è una delle impressioni sensoriali più caratteristiche dell’autunno toscano.

Chi lo desidera può portare a casa una piccola quantità del proprio olio, spremuto dalle olive portate da sé o raccolte personalmente: un souvenir che nessun negozio può vendere.

Non tutti gli oli extra vergini sono uguali

L’olio extravergine di oliva deve soddisfare rigorosi criteri chimici e sensoriali: bassa acidità, assenza di difetti gustativi, un profilo aromatico che varia notevolmente a seconda della zona di produzione. Durante le degustazioni, che molte tenute offrono nel corso della stagione, si impara a prestare attenzione a tre aspetti: «fruttato», l’intensità fruttata; «amaro», l’amaro; «piccante», quella sensazione di piccantezza in gola tipica dell’olio fresco – accompagnata da un leggero colpo di tosse, che non è un difetto, ma un segno promettente. Questa piccantezza deriva dai polifenoli, presenti soprattutto nelle prime settimane dopo la molitura.

Frantoio, Moraiolo e Leccino, le varietà dominanti in Toscana, producono tipicamente oli intensi, leggermente amari e con una spiccata piccantezza – in netto contrasto con gli oli più delicati e fruttati del Sud Italia o della Grecia.

La «Fettunta» e altri rituali

In Toscana l’arrivo del nuovo olio viene celebrato con una tradizione semplice e simbolica: la «Fettunta». Una fetta di pane rustico tostato, ancora caldo, strofinata con uno spicchio d’aglio tagliato a metà, generosamente irrorata di olio fresco e cosparsa di sale marino grosso. Non serve altro per cogliere appieno il gusto del nuovo raccolto: praticamente in ogni frantoio che accoglie visitatori si celebra proprio questo rituale.

La ribollita, la classica zuppa toscana a base di pane e fagioli, viene insaporita con una generosa spruzzata di olio fresco solo poco prima di essere servita. Zuppe, verdure alla griglia: molti ristoranti delle zone di produzione adattano appositamente il proprio menu in questo periodo per mettere in primo piano l’olio nuovo.

Una lunga storia

L’olivo accompagna la Toscana sin dall’epoca degli Etruschi, che probabilmente ereditarono la coltivazione dai mercanti fenici e greci. Nel Medioevo e nel Rinascimento l’olio d’oliva divenne un bene economico fondamentale, esportato fino al Nord Europa.

Da notare: molti degli alberi da cui oggi si raccoglie l’olio sono essi stessi testimoni della storia recente. Il rigido inverno del 1985 portò un freddo record in gran parte della Toscana; numerosi alberi più vecchi gelarono fino alle radici. Molti degli oliveti odierni sono ricresciuti proprio da questi ceppi: la loro età effettiva va quindi spesso ben oltre ciò che è visibile esternamente.

Una festa di vicinato

Nei piccoli comuni, specialmente in Lunigiana, ci si aiuta tradizionalmente a vicenda durante la raccolta – la reciprocità. Oggi le olive di un appezzamento, la settimana prossima quelle di un altro. Questa stretta cultura di vicinato, unita al pranzo in comune alla fine di ogni giornata di raccolta, rende il periodo della raccolta uno dei momenti socialmente più intensi nel calendario annuale di questi villaggi. Da una semplice visita a un frantoio può nascere rapidamente un invito a una di queste giornate di raccolta in comune – un’ospitalità che, lontano dai centri turistici affollati, è ancora straordinariamente naturale.

Regioni con una vivace cultura dell’olio d’oliva

Lucca è una delle regioni più antiche e rinomate d’Italia. L’olio che vi viene prodotto vanta una propria denominazione DOP con rigorosi criteri di provenienza.

Chianti unisce spesso vino e olio nello stesso luogo: molte aziende vinicole producono parallelamente il proprio olio, consentendo di abbinare le due degustazioni.

La Lunigiana, a nord al confine con la Liguria, è ancora in gran parte sconosciuta ai turisti: uliveti terrazzati, piccoli borghi in pietra, una tranquillità autentica e impenetrabile.

La Maremma unisce il clima mediterraneo alle località costiere; qui la produzione è spesso organizzata su piccola scala e a conduzione familiare.

La casa vacanze giusta

Novembre richiede un tipo di casa vacanze diverso rispetto alla piena estate. Al posto della piscina e della terrazza ombreggiata, ora passano in primo piano un caminetto, una cucina ben attrezzata e la vicinanza a un uliveto in attività. Molte case di campagna in questa regione fanno parte di piccole tenute con produzione propria di olio: gli ospiti possono acquistare l’olio appena spremuto direttamente sul posto, a volte ancora caldo dal frantoio.

Chi opta per una tenuta con un uliveto privato in giardino, con un po’ di fortuna e il permesso del proprietario, può persino raccogliere personalmente i frutti dagli alberi davanti alla porta di casa. Ciò significa vivere un piccolo assaggio di vita di campagna proprio davanti alla propria terrazza.

La domanda di case vacanza è notevolmente inferiore al di fuori dei mesi estivi, il che consente di affittare tenute più spaziose, altrimenti difficilmente disponibili, a condizioni vantaggiose.

Domande frequenti sulla raccolta delle olive in Toscana

Qual è il periodo migliore per la raccolta delle olive?

Tra la fine di ottobre e la fine di novembre, con variazioni regionali a seconda del grado di maturazione desiderato delle olive.

I turisti possono partecipare alla raccolta delle olive?

Sì, numerosi agriturismi e piccoli produttori di olio offrono giornate di raccolta per i visitatori, spesso seguite da una visita al frantoio e da una degustazione.

Cos’è l’Olio Nuovo?

L’olio appena spremuto del raccolto dell’anno: di colore verde intenso, fruttato, con una caratteristica nota piccante e pepata.

Quale regione è particolarmente adatta per una vacanza all’insegna dell’olio d’oliva?

Lucca per la tradizione e la qualità DOP, la Lunigiana per la tranquillità e l’autenticità lontano dal turismo.

Vale la pena affittare una casa vacanze in Toscana fuori dalla stagione estiva?

Sì: prezzi più bassi, maggiore disponibilità, un’immagine più tranquilla e autentica della regione.

Chi visita la Toscana in autunno scopre un altro lato della regione: più tranquillo, più genuino, con il profumo dell’olio d’oliva fresco nell’aria. ItalicaRentals trova la casa di campagna giusta proprio per questa stagione.

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