L’Italia in auto elettrica: casa vacanze, rete di ricarica e pianificazione del viaggio

Ti è mai capitato? Stai pianificando una vacanza in Italia, ti sei già quasi innamorato delle foto della terrazza della casa vacanze… e poi all’improvviso ti viene in mente questa domanda: ci arriveremo mai con l’auto elettrica e cosa faremo se la batteria si scarica e il paese più vicino è a tre curve di distanza? Innanzitutto, la buona notizia: da tempo ormai l’Italia si può percorrere tranquillamente con l’auto elettrica. La notizia interessante è un’altra, e sorprende la maggior parte delle persone: non è l’autonomia della tua auto a determinare una vacanza rilassante, bensì una questione piuttosto banale nella ricerca della casa vacanze: c’è o non c’è una wallbox?
Uno sguardo ai numeri mostra perché questo sia così determinante. Alla fine del 2025 in Italia c’erano oltre 70.000 punti di ricarica pubblici. Sembrano tanti, e lo sono – solo che non sono distribuiti in modo uniforme su tutto il territorio. Circa il 61% si trova al Nord, circa il 20% al Centro, il resto è distribuito tra il Sud e le isole. Chi viaggia da Milano a Bologna, quindi, probabilmente non se ne accorgerà nemmeno. Chi invece prenota una casa vacanze in un angolo tranquillo della Puglia o in Sardegna, dovrebbe informarsi prima con maggiore attenzione sull’argomento ricarica. È proprio di questo che si tratta: prima la sistemazione giusta, poi il viaggio e infine le insidie dei centri storici italiani.
Com’è effettivamente la rete di ricarica in Italia?
Il Nord Italia, francamente, non rappresenta più una grande avventura. Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna sono tra le regioni europee con la rete di ricarica più fitta. Sulle autostrade a grande raggio – la A1 da Milano a Napoli passando per Bologna, Firenze e Roma o la A4 che attraversa il Nord – l’offerta di ricarica rapida sta crescendo in modo tangibile. Ciononostante: quando sei in viaggio, non fare mai affidamento su un’unica area di servizio. Le colonnine di ricarica potrebbero essere occupate, difettose o semplicemente fuori servizio, ed è quindi utile avere in mente un’alternativa.
Più ci si allontana dalle vie principali in Toscana e in Umbria, più la rete si dirada: nelle città e lungo le strade principali è soddisfacente, mentre nell’entroterra è piuttosto lacunosa. È proprio qui che emerge già ciò di cui si parlerà più spesso in seguito: una casa vacanze con possibilità di ricarica in loco fa la differenza decisiva in tali regioni. La situazione è simile nelle Marche, in Abruzzo o in Basilicata, così come in Puglia e in Calabria, dove le località costiere più importanti sono decisamente meglio servite rispetto all’entroterra rurale. In Sicilia e in Sardegna, invece, un soggiorno in un luogo fisso con una casa vacanze dotata di ricarica vale quasi sempre di più di un viaggio itinerante spontaneo attraverso l’isola. E nelle Alpi o nelle Dolomiti, oltre alle infrastrutture, entra in gioco un altro fattore: l’altitudine riduce l’autonomia, indipendentemente da quanto sia ben segnalata la colonnina di ricarica più vicina.
Per quanto riguarda gli operatori, non è necessario perdersi nei dettagli: bastano pochi nomi per orientarsi. Enel X Way e Plenitude Be Charge sono i principali operatori italiani con una fitta rete nelle città. Free To X gestisce hub di ricarica rapida direttamente lungo le autostrade e, in parte, negli aeroporti, con potenze di ricarica fino a 300 kW – decisamente pratico per i lunghi viaggi. Ionity e i Supercharger di Tesla si trovano soprattutto lungo le rotte internazionali a lunga percorrenza, anche se questi ultimi sono particolarmente rilevanti per i conducenti di Tesla. E lontano dalle arterie principali spuntano spesso operatori regionali come A2A o Alperia – poco appariscenti, ma in caso di necessità proprio la salvezza quando i nomi noti non sono disponibili.
L’aspetto davvero importante: la casa vacanze con possibilità di ricarica
Ecco il punto che troppo spesso viene trascurato in fase di pianificazione. Tutti parlano di reti di ricarica, app e autonomia, ma il comfort di una vacanza in auto elettrica si decide per lo più già al momento della prenotazione della casa. Avere una wallbox in loco significa che l’auto si ricarica di notte, mentre dormi o bevi un altro bicchiere di vino in terrazza. La mattina dopo la batteria è carica, senza dover fare deviazioni per raggiungere una colonnina di ricarica. I caricatori pubblici diventano così un’eccezione anziché un’attività quotidiana obbligatoria – e persino una casa in mezzo al nulla torna improvvisamente ad essere un’opzione realistica.
L’unico problema è che in molti annunci si legge «possibilità di ricarica disponibile», senza che nessuno abbia chiesto con precisione cosa significhi effettivamente. Per questo, prima della prenotazione, vale la pena preparare un breve ma concreto elenco di domande:
- C’è davvero una wallbox o si intende semplicemente una normale presa di corrente da qualche parte?
- A quale potenza ricarica: 3,7 kW, 7,4 kW, 11 kW o più? È proprio qui che sta la differenza tra una notte intera e mezza notte.
- La ricarica è espressamente consentita, preferibilmente con conferma scritta? Le promesse verbali vengono presto dimenticate una volta sul posto.
- Quale tipo di spina è previsto – solitamente il tipo 2, ma portare il proprio cavo non guasta comunque.
- Il posto auto è a tua disposizione in esclusiva o lo condividi con altri ospiti?
- Come avviene la fatturazione: forfettaria, in base al consumo, tramite contatore dedicato?
- E c’è comunque un’alternativa pubblica nelle vicinanze, nel caso in cui qualcosa non dovesse funzionare?
Una descrizione seria dell’immobile dovrebbe essere più o meno questa: «Parcheggio privato con wallbox di tipo 2, fino a 11 kW, ricarica previo accordo e fatturazione in base al consumo – si consiglia di portare il proprio cavo di ricarica». Sembra tecnico, e lo è, ma sono proprio questi dettagli a fare la differenza tra un soggiorno rilassante e una settimana passata a controllare costantemente il livello della batteria. Espressioni come «adatto alle auto elettriche» o «presenza di allacciamento elettrico» andrebbero invece lette con un certo scetticismo: suonano bene, ma in pratica non dicono nulla.
Ancora una nota sulla normale presa domestica, perché è spesso fonte di confusione: in caso di emergenza può servire per una ricarica molto lenta, ma solo se l’installazione e la protezione sono effettivamente adatte a questo scopo – e questo non è affatto scontato per una presa esterna qualsiasi. In caso di dubbio, è meglio chiedere una volta di troppo prima di ritrovarti sul luogo di vacanza davanti a un cavo che nessuno vuole davvero lasciarti usare.
Il viaggio: come arrivare davvero rilassati
Partendo dalla Germania, il percorso passa solitamente per l’Austria o la Svizzera verso il Nord Italia, e quale itinerario sia più conveniente dipende dal punto di partenza, dal veicolo e dalla stagione. C’è però una regola empirica che vale praticamente sempre, indipendentemente da dove parti: non arrivare mai alla sosta di ricarica prevista con il 5% di carica residua. Sembra banale, ma diventa rapidamente un problema soprattutto nei sabati di vacanza affollati, in presenza di vento contrario o su lunghi tratti di montagna, quando la colonnina prevista è improvvisamente occupata.
In pratica, ciò significa: controlla le soste di ricarica non solo sul navigatore dell’auto, ma anche su una seconda app indipendente – molto spesso, infatti, le due mostrano informazioni diverse. Per ogni tratto di strada più lungo, pensa subito a un’alternativa nel caso in cui la prima scelta non funzioni. E nei giorni di traffico intenso è quasi sempre più saggio ricaricare un po’ prima, invece di sperare nella prossima stazione di ricarica apparentemente ottimale. Durante il lungo viaggio di andata conviene utilizzare i caricatori rapidi; una volta arrivati alla casa vacanze, di solito è sufficiente una ricarica tranquilla durante la notte. Se arrivi in un alloggio senza possibilità di ricarica propria, è meglio pianificare di avere una carica della batteria tra il 40 e il 60 per cento – meglio che sperare di arrivare alla mattina seguente con la batteria scarica.
Per quanto riguarda il pedaggio: la maggior parte delle autostrade italiane è a pagamento, indipendentemente dal tipo di propulsione. Su Autostrade per l'Italia si preleva un biglietto all'entrata e si paga all'uscita; nelle corsie contrassegnate in blu è possibile pagare comodamente con carta: Visa, Mastercard, American Express e alcune altre funzionano senza problemi. Le corsie gialle Telepass, invece, sono davvero riservate solo ai veicoli dotati di apposito dispositivo di pagamento; se non lo possiedi, è meglio dirigerti subito verso la corsia per le carte di credito e conservare bene il biglietto di ingresso, altrimenti all’uscita ti ritroverai in una situazione inutilmente stressante.
Per quanto riguarda le carte di ricarica e le app, ti consiglio di non affidarti a un’unica soluzione. Si raccomanda una carta di ricarica valida in tutta Europa o un operatore di roaming, oltre ad almeno una app dell’operatore diffusa in Italia. Inoltre, dovresti avere una carta di credito o di debito contactless e, preferibilmente, una seconda carta di riserva. Questo, insieme ad almeno una app di un operatore diffusa in Italia e a una carta di credito o di debito contactless, non è un eccesso di cautela. È preferibile avere una seconda carta di riserva. Si tratta di una carta di credito o di debito contactless e, preferibilmente, di una seconda carta di riserva: non è un eccesso di cautela, ma semplicemente una misura pratica nel caso in cui una app smetta di funzionare. Da quando è entrato in vigore il regolamento UE AFIR, le nuove colonnine di ricarica rapida da 50 kW in su devono consentire il pagamento con carta; per le colonnine più piccole, in alcuni luoghi è ancora sufficiente un codice QR. Tuttavia, non dare per scontato che ogni vecchia colonnina CA offra effettivamente questa possibilità.
E poi ci sono il tempo e il paesaggio, che influenzano il consumo più di quanto si pensi a prima vista. Nelle Alpi o nell’Appennino ogni salita consuma energia in modo tangibile – il recupero in discesa compensa in parte questo consumo, ma solo quando la salita è stata effettivamente superata, non prima. In piena estate l’aria condizionata consuma parecchia energia negli ingorghi, in inverno lo fa il riscaldamento. E chi va al mare a luglio o agosto dovrebbe mettere in conto ingorghi nei giorni di viaggio – e quindi anche pause di ricarica non previste. Una piccola ma importante nota a margine: nelle strette stradine di paese non si tratta solo di autonomia, ma semplicemente di riuscire a passare. Verificare in anticipo se la tua casa vacanze è raggiungibile con un veicolo più ingombrante ti risparmierà non poche manovre.
Il traffico urbano e la questione delle zone ZTL
Un’auto elettrica non apre automaticamente tutte le porte nelle città italiane. Molti centri storici hanno una cosiddetta ZTL – Zona a Traffico Limitato –, un’area controllata da telecamere con accesso limitato. Alcune città prevedono deroghe per le auto elettriche, ma spesso solo previa registrazione della targa;
altre trattano tutti i veicoli allo stesso modo, indipendentemente dalla motorizzazione. A Palermo, ad esempio, le auto elettriche sono esenti dal pedaggio della ZTL, mentre a Roma, Firenze o Bologna vigono regole specifiche che variano a seconda della zona. Non esiste quindi un pass gratuito a livello nazionale – o meglio: regionale – per i veicoli elettrici, ed è proprio per questo che non bisogna affidarsi ciecamente al navigatore per raggiungere un centro storico.
Ciò che aiuta nella pratica: scegliere, se possibile, una casa vacanze fuori dal centro storico o con un posto auto garantito. Se l’alloggio si trova comunque all’interno di una ZTL, vale la pena chiedere specificatamente ai gestori se e come sia necessaria la registrazione della targa – e assicurarsi poi di avere effettivamente con sé tale conferma. Affidarsi ciecamente al navigatore quando propone il “percorso più breve” o di “evitare le strade a pedaggio” non è una buona idea, perché tali impostazioni tendono a condurre proprio nel cuore di stretti centri storici. Alla fine, ciò che conta è comunque la segnaletica in loco, non l’app.
Quali regioni sono particolarmente indicate
Riassumendo tutto ciò, ne emerge quasi spontaneamente una classifica. Il Nord Italia, l’Emilia-Romagna e le estese reti autostradali sono la scelta più semplice per una prima vacanza in auto elettrica in Italia: brevi distanze tra i punti di ricarica, poca preparazione necessaria. La Toscana e l’Umbria funzionano davvero bene, purché la casa vacanze disponga di una wallbox certificata; senza di essa, nell’entroterra le opzioni si riducono rapidamente. E anche il Sud – Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria – si può visitare tranquillamente, ma richiede un po’ più di iniziativa personale nella pianificazione. È proprio lì che emerge con maggiore chiarezza il concetto fondamentale di tutto questo articolo: non è il Paese a decidere se la tua vacanza sarà senza stress, ma la casa vacanze che alla fine prenoterai.
Domande frequenti
Si può viaggiare senza problemi in Italia con un’auto elettrica?
Sì, soprattutto sulle ampie reti autostradali. Alla fine del 2025 c’erano oltre 70.000 punti di ricarica pubblici – anche se distribuiti in modo molto diseguale tra Nord e Sud. Per le regioni rurali vale quindi la pena assicurarsi una possibilità di ricarica confermata direttamente presso la casa vacanze.
Quale app serve per ricaricare in Italia?
Non ce n’è una sola che copra tutto. La soluzione più pratica è una combinazione: una carta di ricarica valida in tutta Europa o un operatore di roaming, oltre ad almeno un’app di un operatore italiano e una carta di credito o di debito contactless per ricariche spontanee.
Posso ricaricare facilmente presso la casa vacanze utilizzando una normale presa di corrente?
Solo se i padroni di casa lo consentono espressamente e l’impianto è adatto a tale scopo. Una wallbox è in linea di massima la scelta più sicura – con una presa esterna qualsiasi sarei cauto.
Ho bisogno di un cavo di ricarica proprio?
Per le colonnine di ricarica in corrente alternata (AC) e le wallbox è consigliabile avere un cavo di tipo 2 proprio. Nei caricatori rapidi in corrente continua (DC), il cavo è solitamente fissato alla colonnina. È meglio verificare in anticipo quali sono le caratteristiche supportate dalla tua auto.
Ci sono caricatori rapidi sulle autostrade?
Sì, tra gli altri, Free To X gestisce hub con potenza fino a 300 kW direttamente sulle autostrade italiane. Tuttavia: è meglio pianificare in anticipo, piuttosto che affidarsi al fatto che all’area di servizio più vicina ci siano già tutti i posti liberi.
Con l’auto elettrica bisogna comunque pagare il pedaggio?
Sì, certo: il pedaggio non fa distinzione tra veicoli a combustione e elettrici. Nelle corsie dedicate di Autostrade per l’Italia, il pagamento con le carte più comuni funziona senza problemi.
Le auto elettriche possono circolare liberamente nelle zone ZTL?
Dipende interamente dalla città. Alcune prevedono delle eccezioni, solitamente previa registrazione, altre no. In caso di dubbio, dare un’occhiata alle norme specifiche prima di entrare evita una costosa multa.
Un’auto elettrica è adatta per un giro della Sicilia o della Sardegna?
Sì, a patto che l’itinerario non sia troppo impegnativo. Le località più importanti e le strade principali sono ben servite, mentre le calette isolate e l’entroterra lo sono meno. Il modo più rilassante di viaggiare è avere una wallbox presso la casa vacanze come punto di riferimento fisso.
Conclusione
Alla fine, rimane una semplice constatazione: oltre 70.000 punti di ricarica sembrano un numero impressionante, e sugli itinerari più estesi se ne nota effettivamente la presenza. Ma ciò che determina se la tua vacanza sarà davvero rilassante non è il numero totale di colonnine di ricarica nel Paese, bensì un’unica domanda che dovresti porre già al momento della prenotazione: questa casa vacanze dispone di una possibilità di ricarica funzionante e confermata? Una volta chiarito questo, il resto – percorso, pedaggi, ZTL – diventa sorprendentemente banale.