Vendemmia: vivere da vicino la vendemmia in Toscana

Le cinque e mezza del mattino, è ancora buio. Dalla valle sale la nebbia, da qualche parte delle cassette sbattono l’una contro l’altra, un trattore si mette in moto con un rombo. Qualcuno grida qualcosa tra i filari di vite, e l’eco suona come una risata. È così che, sulle colline del Chianti, inizia di solito la giornata in cui ha inizio la vendemmia: l’evento più emozionante del ciclo annuale toscano. Tra l’inizio di settembre e la metà di ottobre, chi viaggia in questa regione può non solo osservare questo momento, ma anche partecipare attivamente. Le mani tra i grappoli, il sapore zuccherino sulla lingua, lo sguardo rivolto alle colline che si stanno tingendo di oro, rosso e verde intenso: affittare una casa vacanze in questo periodo dell’anno significa immergersi in questo ritmo.
Non un singolo giorno, ma settimane
La vendemmia non è un evento che si conclude in un solo giorno di calendario. A seconda del vitigno, dell’altitudine e dell’esposizione del vigneto, si protrae per sei o sette settimane. Il Sangiovese, il vitigno principale del Chianti, matura solitamente tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Il Vermentino, invece, un vitigno bianco a maturazione precoce, può essere raccolto già ad agosto. Chi, quindi, arriva a settembre e non trova nulla nel Chianti, deve solo proseguire per dieci chilometri: da qualche parte si sta sempre vendemmiando. La vendemmia a mano è ancora sorprendentemente diffusa, soprattutto nei terreni ripidi della zona del Chianti Classico o nelle tenute tradizionali della Maremma. Il motivo è pragmatico: le macchine non distinguono tra acini maturi e acini danneggiati. Una persona con le cesoie sì.
Mettersi all’opera con le cesoie
Numerosi agriturismi e cantine a conduzione familiare aprono i propri vigneti agli ospiti durante queste settimane. Si riceve una breve introduzione, un paio di cesoie da vigna, un secchio – e poi ci si ritrova tra i filari, mentre il viticoltore spiega cosa conta quando si tratta della tonalità di colore dell’acino. Dopo un’ora o due si capisce perché i raccoglitori esperti riescano a fare il doppio di un principiante nello stesso tempo. Spesso segue poi la pigiatura: la tradizionale pigiatura dell’uva a piedi nudi, oggi per lo più un momento divertente e simbolico del programma piuttosto che una vera e propria vinificazione. A seguire, la degustazione – non solo del vino dell’anno precedente, ma anche del mosto, il succo d’uva appena spremuto. Dolce, leggermente frizzante, ancora senza una goccia di alcol. Chi lo assaggia per la prima volta rimane spesso sorpreso da quanto poco abbia a che fare con il vino e da quanto invece sia ricco del puro sapore dell’uva. I bambini raramente restano spettatori in disparte durante tutto questo. Molte tenute organizzano la mattinata appositamente a misura di bambino: piccoli compiti, un giro sul rimorchio tra i vigneti, seguito da un pranzo in compagnia all’aria aperta con pane, uva e olio di produzione propria.
Cosa succede all’uva una volta riempita la cassa
Chi ha partecipato alla vendemmia vuole sapere cosa succede dopo. Di solito la lavorazione inizia lo stesso giorno: l’uva viene diraspata, separata dai raspi, poi, a seconda dello stile del vino, pressata delicatamente o versata direttamente in tini aperti per la fermentazione del mosto. Nel caso del Sangiovese, il tempo di macerazione sulle bucce determina il colore, i tannini e la struttura del vino che ne deriverà: più è lungo, più il vino sarà corposo. Nelle cantine più piccole si sente già dalla porta l’odore della fermentazione che sta iniziando, un profumo dolciastro, quasi pesante.
Si sente il leggero gorgoglio dei tini. Alcuni viticoltori lasciano persino che gli ospiti spingano verso il fondo il «cappello», ovvero lo strato di bucce che durante la fermentazione sale in superficie e che tradizionalmente viene immerso a mano più volte al giorno. Chi lo ha fatto una volta, non dimentica facilmente quell’odore. L’affinamento successivo dura mesi, a volte anni. Il Chianti classico matura solitamente in grandi botti di legno. Il Brunello di Montalcino è soggetto a periodi di invecchiamento pluriennali previsti dalla legge, prima ancora di poter essere messo in vendita. Nelle cantine a volta, durante la vendemmia, spesso si trovano diverse annate una accanto all’altra: un archivio che si può letteralmente percorrere a passi.
Cosa c’è in tavola
La cucina cambia sensibilmente in queste settimane. Ragù di cinghiale con pappardelle, castagne arrostite come contorno, sostanziose zuppe di fagioli per le serate più fresche. Un appuntamento fisso in molte cantine è la schiacciata all’uva – un pane piatto simile alla focaccia, ricoperto di grappoli interi, che viene sfornato proprio in queste settimane e assorbe il succo dolce direttamente nell’impasto. Chi partecipa a una giornata di vendemmia organizzata, di solito mangia all’aperto in compagnia: lunghi tavoli tra i filari, pasta fatta in casa, pecorino locale, accompagnati dal vino della casa, spesso di diverse annate per poterli confrontare. A questo tavolo, quella che era una semplice esperienza di vendemmia si trasforma rapidamente in qualcosa di più personale: ci si siede insieme alla famiglia del viticoltore, non semplicemente accanto a loro.
Uno sguardo al passato
La viticoltura in Toscana risale a ben prima del Medioevo. Già gli Etruschi coltivavano qui la vite, molto prima che i Romani diffondessero le loro tecniche di coltivazione in tutta Italia. Il nome Chianti compare già in documenti del XIII secolo e, con la Lega del Chianti, poco dopo nacque uno dei primi tentativi di tutelare giuridicamente l’origine e la qualità: un precursore dell’odierna classificazione DOCG. Chi si trova in un vigneto durante la vendemmia, quindi, non si trova semplicemente in un bel paesaggio. Si trova in un luogo che da oltre duemila anni viene coltivato secondo lo stesso principio fondamentale, anche se da allora, naturalmente, la tecnica e le conoscenze si sono enormemente evolute.
La viticoltura biologica come tendenza in crescita
Sempre più aziende puntano ormai sulla coltivazione biologica o biodinamica. Per i visitatori ciò significa spesso un’esperienza più diretta a contatto con la natura: fiori selvatici al posto delle tracce dei trattori tra i filari, pecore per il controllo naturale delle erbacce, un ritmo di lavoro preferibilmente più tranquillo. Soprattutto nella Maremma e nel Chianti meridionale il numero di queste aziende è in crescita, e i loro proprietari, quando ne parlano, spiegano di solito volentieri perché hanno scelto questa strada più impegnativa.
La famiglia dietro al vino
Ciò che commuove maggiormente molti visitatori raramente è solo il vino. La maggior parte delle tenute toscane al di fuori dei grandi marchi sono ancora aziende a conduzione familiare, giunte alla terza, quarta, talvolta quinta generazione. Durante la vendemmia questo diventa evidente: nonni che insegnano ai nipoti la potatura, bambini che giocano tra i filari, una tangibile consapevolezza di far parte di una catena iniziata prima della propria nascita. Chi si lascia coinvolgere diventa, per qualche ora, parte di un rituale che nella sua struttura di base è rimasto pressoché immutato – anche se da tempo si è affiancata la moderna tecnologia di cantina.
Dove la vendemmia rimane particolarmente autentica
Il Chianti è il cuore della viticoltura toscana, con una densità di aziende vinicole e borghi tale da consentire di partecipare a diverse vendemmie in luoghi diversi nel corso di un unico viaggio. Montalcino, patria del Brunello, vendemmia tradizionalmente un po’ più tardi, spesso fino a metà ottobre, in un paesaggio collinare particolarmente suggestivo. La Maremma è meno affollata e più autentica. Qui i vigneti confinano spesso direttamente con le pinete, e il mare non è lontano. La Val d’Orcia, patrimonio mondiale dell’UNESCO tra Pienza e San Quirico d’Orcia, unisce i vigneti ai famosi viali di cipressi, creando uno dei paesaggi più fotogenici d’Italia.
Informazioni pratiche
Le date variano ogni anno, a seconda del tempo e del grado di maturazione: i viaggiatori flessibili hanno maggiori possibilità di imbattersi davvero in una vendemmia in corso. Calzature robuste, abbigliamento che possa sporcarsi. Molte tenute richiedono la prenotazione anticipata, poiché la capienza per i gruppi di visitatori rimane limitata durante la vendemmia; il lavoro vero e proprio nel vigneto ha sempre la precedenza. Siena, San Gimignano o Volterra sono raggiungibili in breve tempo in auto dalla maggior parte delle regioni vinicole – l’ideale per escursioni nei giorni tra un appuntamento di vendemmia e l’altro, senza rinunciare al ritmo rurale della casa vacanze. E poi c’è la luce. Settembre e ottobre portano in Toscana un sole pomeridiano morbido e dorato, che si riflette nelle foglie di vite già leggermente ingiallite. Una passeggiata all’ora d’oro attraverso un vigneto in cui è in corso la vendemmia: per molti viaggiatori il vero momento clou dell’anno in Toscana, più intenso della piena estate, spesso torrida e affollata.
Domande frequenti sulla vendemmia in Toscana
Quando si svolge la vendemmia in Toscana?
Tra la fine di agosto e la metà di ottobre, a seconda del vitigno e della regione. Il picco per il Sangiovese si colloca solitamente tra la metà di settembre e l’inizio di ottobre.
I turisti possono dare una mano durante la vendemmia?
Sì. Molti agriturismi e piccole aziende vinicole offrono giornate esperienziali in cui gli ospiti possono vendemmiare autonomamente sotto la guida di esperti. È consigliabile prenotare in anticipo.
La vendemmia è adatta anche ai bambini?
Certamente: molte tenute organizzano il programma a misura di bambino, con turni di vendemmia più brevi, giri in rimorchio e pranzi in compagnia al termine dell’attività.
Quale regione è la più adatta per una vacanza all’insegna della vendemmia?
Il Chianti offre la più alta concentrazione di tenute accessibili, Montalcino tradizione e prestigio, la Maremma autenticità e vicinanza al mare.
A cosa bisogna prestare attenzione quando si prenota una casa vacanze in questa stagione?
Prenotare con largo anticipo, poiché la domanda è in aumento, e, se possibile, scegliere una casa con cucina nelle vicinanze di un'azienda vinicola, per poter partecipare spontaneamente alle giornate di vendemmia.
Affittare una casa vacanze in Toscana durante la vendemmia significa non solo vedere l’autunno italiano, ma anche assaporarlo e viverlo con le proprie mani. ItalicaRentals ti aiuta a trovare la casa di campagna giusta proprio per questo periodo dell’anno.